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Il fronte Falzarego Lagazuoi

L'avanzata italiana verso la Val Badia , la Val Pusteria ed il Brennero si fermò al Passo Valparola, davanti alle trincee austriache. Vista l'inutilità degli attacchi in superficie, entrambi gli eserciti iniziarono a scavare gallerie e caverne nella montagna, con l'intento di far saltare le postazioni avversarie e fortificare le proprie.

Le trincee dei due eserciti contrapposti si snodavano lungo le cime delle montagne attorno al Lagazuoi: Tofane, Castelletto, Grande Lagazuoi, Sasso di Stria, Settsass, Col di Lana, Marmolada.

Alle Cinque Torri e sull'Averau si stendeva la seconda linea italiana con le postazioni di artiglieria ed i riflettori utilizzati per illuminare la parete del Lagazuoi.

Ben presto entrambi gli eserciti si accorsero che la migliore protezione dall'artiglieria nemica era quella fornita dalle pareti della montagna, e così iniziarono a scavare al suo interno le postazioni e gli accampamenti trasformando il Piccolo Lagazuoi in una fortificazione naturale. L'unico modo per conquistare le postazioni nemiche era quello di fare esplodere una mina sotto di esse.

Cinque mine furono esplose, quattro austriache dirette contro la Cengia Martini, ed una italiana per conquistare l'Anticima del Lagazuoi.

I soldati dei due eserciti vissero nella montagna fino al 1° novembre 1917, quando a seguito della disfatta di Caporetto, l'esercito italiano dovette abbandonare il fronte dolomitico.

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Workshop Fotografia Paesaggistica al rifugio Lagazuoi - 16/17 marzo

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